Come scegliere
«Guida alla domotica moderna» di Angelo Pugliese, redatta con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Ultimo aggiornamento di questa pagina: .
Non elenchi ma decisioni, con il ragionamento in chiaro: così restano valide anche quando i prodotti citati non saranno più in commercio.
Questa sezione prova a rispondere alle domande che le persone si pongono davvero, invece di descrivere le tecnologie e lasciare la scelta al lettore. I criteri sono esplicitati apposta: i prodotti cambiano ogni due anni, i ragionamenti no.
Quale protocollo, in quale situazione
- Sensori a batteria in una casa abitata → Zigbee o Thread. Autonomia misurata in anni, e la rete si rinforza da sola man mano che si aggiungono dispositivi alimentati.
- Comandare le luci senza rifare l'impianto → moduli da incasso, Wi-Fi o Zigbee, nascosti dietro l'interruttore esistente. L'interruttore a muro resta e continua a funzionare: è il requisito da non negoziare mai.
- Casa nuova o ristrutturazione completa → un bus cablato per l'ossatura (i comandi principali, che devono durare quanto la casa), lasciando alla radio quello che si aggiungerà negli anni.
- Un pulsante dove non arriva un cavo e non si vuole cambiare batteria → EnOcean, che ricava l'energia dalla pressione stessa del dito. Costa più di un pulsante radio normale e non ha manutenzione: su un'installazione in un luogo scomodo, si ripaga.
- Telecamere → cavo di rete con alimentazione PoE ogni volta che è materialmente possibile. Il Wi-Fi per il video è sempre la seconda scelta.
- Fotovoltaico, contatori di energia, pompe di calore → Modbus, se il costruttore lo mette a disposizione. È un protocollo industriale nato nel 1979 e resta la via più diretta per leggere quei dati senza passare dal cloud del produttore.
Quale centralina
La domanda vera non è quale sia la migliore, ma quanto tempo si è disposti a dedicarle.
Se l'obiettivo è non dipendere da nessuno, avere tutto in casa e poter integrare qualunque cosa, la risposta è una piattaforma aperta su hardware proprio. Richiede qualche serata all'inizio e una manutenzione leggera ma costante: chi non ha voglia di farla resterà insoddisfatto, per quanto il prodotto sia valido.
Se invece si vuole qualcosa che funzioni con poca manutenzione, accettando un perimetro di dispositivi più stretto e qualche vincolo, un hub commerciale è una scelta perfettamente legittima. A due condizioni: sapere chi possiede l'azienda e sapere per quanti anni è dichiarato il supporto. Sono informazioni che un fornitore serio fornisce senza difficoltà.
Quando serve KNX e quando basta Zigbee
KNX è uno standard internazionale a bus, indipendente dal produttore, con cui si realizzano impianti progettati a tavolino e messi in servizio con un software dedicato. Ha senso quando l'impianto è parte dell'edificio: molti punti di comando, durata attesa in decenni, un professionista che se ne assume la responsabilità, e un budget che regga anche la progettazione e la messa in servizio, che non sono voci trascurabili.
Zigbee basta, e avanza, in un appartamento abitato in cui i dispositivi si sostituiscono quando si guastano e l'impianto cresce per aggiunte successive. Costa una frazione, non richiede progettazione preventiva, e permette di sbagliare senza conseguenze.
Il modo più chiaro di dirlo: usare KNX dove bastava Zigbee è uno spreco di denaro; usare Zigbee dove serviva KNX è un impianto da rifare.
Nel dubbio, il discrimine più affidabile non è la metratura ma la domanda: questo impianto deve sopravvivere a chi lo ha installato?
A batteria o collegato alla corrente
Ogni dispositivo a batteria porta con sé due costi nascosti: una manutenzione che torna periodicamente, e — come si è visto nella pagina Architettura — un nodo che non ripete i messaggi degli altri e quindi non contribuisce alla solidità della rete.
La regola pratica è quindi: alimentato ovunque ci sia già corrente, a batteria solo dove portarla costerebbe più di quanto vale la funzione. Un sensore di apertura su una finestra è giustamente a batteria; una presa comandata alimentata a batteria non avrebbe senso, ed è proprio quel tipo di dispositivo che tiene su la rete.
Che cosa comprare oggi per non pentirsene fra tre anni
- Protocolli aperti e documentati invece di ecosistemi chiusi. È l'unica assicurazione contro la scomparsa di un fornitore.
- Dispositivi che funzionano anche senza il servizio in internet del produttore, non solo insieme a esso.
- Marchi che dichiarano per iscritto fino a quando garantiscono gli aggiornamenti. Una data esplicita, anche vicina, è un'informazione; il silenzio non lo è.
- L'interruttore tradizionale sempre funzionante, in parallelo a qualunque automazione. Vale per chi non conosce l'impianto, per gli ospiti, e per il giorno in cui qualcosa non va.
Quanto costa, e dove si spende male
Qui non troverà prezzi: invecchiano in mesi, e una guida che li riporta diventa fuorviante prima di diventare vecchia. Quello che non invecchia è come si compone la spesa, che è l'informazione utile quando si deve decidere.
La spesa ha quattro voci, e la prima è quasi sempre quella a cui si pensa per ultima.
- La manodopera. Su un impianto in una casa già abitata è la voce dominante, spesso più del materiale. Smontare un frutto, cablare un modulo dietro l'interruttore e rimontare richiede tempo, e va fatto per ogni punto. Un preventivo che sembra caro rispetto al prezzo dei moduli sta quasi sempre misurando questo.
- I dispositivi. È la voce che si confronta più facilmente e che pesa meno di quanto si creda. La differenza fra un modulo economico e uno buono, moltiplicata per venti punti, incide meno di due giornate di lavoro in più.
- L'infrastruttura che non si vede. Spazio nel quadro, alimentazioni separate, gruppo di continuità, cavi di rete posati quando i muri sono aperti. È la spesa che rende di più e l'unica che dopo non si recupera.
- Il proprio tempo. Non compare in nessun preventivo ma esiste: configurare, correggere, aggiornare. Chi sceglie una piattaforma aperta paga meno in denaro e di più in serate.
I modi di spendere male sono meno numerosi di quanto sembri, e si ripetono.
- Comprare tutto insieme all'inizio. Prima di aver vissuto la casa automatizzata non si sa quali automazioni si useranno davvero. Chi parte con dieci sensori ne trova quattro inutili e ne scopre tre che mancavano.
- L'hub di marca comprato due volte. Si comincia con il gateway del produttore perché costa poco, e dopo un anno lo si sostituisce con una centralina neutra. Quel primo acquisto era interamente da buttare.
- Il sensore a batteria dove serviva un modulo alimentato. Costa meno e si monta subito, ma non ripete i messaggi, va cambiato di batteria e indebolisce la rete — come si è visto in Architettura.
- Il risparmio sul quadro. Due moduli DIN liberi in più costano pochi euro oggi; aggiungerli dopo significa cambiare il quadro.
La domanda che orienta meglio di qualunque preventivo: quanto costa aggiungere il ventunesimo punto? Se la risposta è «poco», l'impianto è progettato bene e può crescere. Se è «bisogna rifare qualcosa», il risparmio iniziale era apparente.
Misurare i consumi: che cosa serve davvero
È oggi la ragione d'acquisto più frequente, e anche quella su cui si spende peggio: si comprano misuratori ovunque e poi si guardano i grafici per due settimane. Il problema non è misurare, è che cosa si fa con il numero.
La misura serve a tre cose diverse, e conviene sapere quale si sta cercando prima di comprare.
- Capire dov'è il consumo. Basta misurare una volta, anche con uno strumento in prestito: si scopre quali apparecchi pesano e si smette. Non serve un impianto permanente per un'indagine che si fa una volta sola.
- Accorgersi di un guasto. Un frigorifero che raddoppia il consumo, una pompa che non si ferma più. Qui serve una misura continua ma grossolana: interessa la variazione, non il valore.
- Spostare i consumi nel tempo. Ha senso solo con una tariffa che cambia di prezzo durante il giorno, e solo per gli apparecchi che si possono davvero rimandare: lavatrice, lavastoviglie, ricarica dell'auto, accumulo. È l'unico caso che ripaga un impianto di misura vero.
Dove si misura conta più di quanti misuratori si comprano. Un misuratore sul quadro generale dice quanto consuma la casa e quando; le prese misuratrici dicono quanto consuma un singolo apparecchio. Partire dal generale costa meno e risponde alla domanda più utile — quando la casa consuma e perché — lasciando le prese solo dove serve un dettaglio.
Prima di comprare qualunque cosa: quale decisione prenderò con questo dato? Se la risposta è «accenderò la lavatrice quando costa meno», la misura serve. Se è «sarò più consapevole», quel grafico verrà guardato per un mese e poi mai più — ed è la fine più comune dei misuratori domestici.
Un'ultima avvertenza tecnica: gli inverter fotovoltaici, i contatori di energia e le pompe di calore espongono i propri dati quasi sempre via Modbus, un protocollo industriale del 1979 descritto nella pagina Protocolli. È la via più diretta e non passa dal cloud del produttore — ma va verificato prima dell'acquisto che il modello scelto lo esponga davvero, perché non tutti lo fanno.
Che cosa conviene non automatizzare
Una guida che spiega come automatizzare deve dire anche dove fermarsi, altrimenti è pubblicità. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile migliora la casa, e l'automazione sbagliata è peggio di nessuna automazione: quella mancante si nota una volta, quella sbagliata dà fastidio ogni giorno.
Il criterio più affidabile è chiedersi che cosa succede quando l'automazione sbaglia, perché prima o poi sbaglia. Una luce accesa per errore non costa nulla. Una tapparella che scende mentre qualcuno è affacciato, una serratura che si apre perché ha creduto di riconoscere qualcuno, un riscaldamento che si spegne il giorno più freddo: quelli non sono fastidi, sono danni.
- Le cose che si fanno di rado. Automatizzare un gesto che si compie tre volte l'anno costa più tempo di quanto ne farà mai risparmiare, e quando serve nessuno ricorda più come funziona.
- Ciò che richiede di indovinare l'intenzione. Un sensore sa che c'è qualcuno in cucina, non sa se sta cucinando o passando. Le automazioni che devono dedurre il perché sbagliano spesso, e sbagliano in modo imprevedibile — il tipo di errore più difficile da tollerare.
- Ciò che toglie il controllo senza restituirlo. Ogni automazione deve poter essere scavalcata all'istante, con un gesto fisico e senza telefono. Se per rialzare una tapparella serve un'app, quella tapparella è un problema.
- Le funzioni di sicurezza vera. Rilevatori di fumo e di gas, allarmi: esistono norme e apparecchi certificati per questo. La domotica può ripetere il loro segnale — mandare una notifica, accendere le luci — ma non deve sostituirli.
C'è poi un criterio che non è tecnico e che decide più impianti di quanto si ammetta: in casa vivono anche altre persone. Un'automazione che chi non l'ha configurata non riesce a capire, prevedere o annullare verrà vissuta come un difetto della casa. Il collaudo vero non è che funzioni, ma che nessuno chieda di spegnerla.
Una prova pratica prima di rendere definitiva un'automazione: lasciarla attiva due settimane e contare quante volte qualcuno la scavalca a mano. Se capita spesso, l'automazione non ha capito il problema — e va cambiata o tolta, non aggiustata a forza di eccezioni.
Una nota di metodo
Le indicazioni di questa pagina sono generali per costruzione e non tengono conto del caso specifico. Un sopralluogo cambia spesso le conclusioni, soprattutto negli interventi su case già costruite e negli edifici con vincoli. Restano un buon punto di partenza per fare le domande giuste a chi verrà a vedere.