Fondamenti
Il vocabolario minimo, spiegato senza darlo per scontato, e le tre domande da porsi prima di comprare qualsiasi cosa.
Cominciamo da un equivoco molto diffuso. Nel linguaggio dei negozi «domotica» significa quasi sempre dispositivi che si comandano dal telefono: la lampadina che si accende dall'app, la presa che si spegne da remoto. Ma un dispositivo comandato dal telefono, di per sé, non fa altro che sostituire un interruttore con un'applicazione. Chi vive in casa deve sbloccare il telefono, cercare l'app, aspettare che si colleghi e premere un pulsante disegnato, per ottenere quello che prima otteneva con un dito al buio. Nella maggior parte dei casi è un passo indietro, e infatti dopo qualche mese quelle app non le apre più nessuno.
Un impianto domotico vero fa una cosa diversa: agisce da solo, sulla base di quello che misura, e senza che nessuno debba chiedergli niente. La luce del corridoio si accende quando ci si passa, ma di notte al dieci per cento, per non accecare. La tapparella della camera scende quando il sole batte e la temperatura interna sale. Il riscaldamento si abbassa se una finestra resta aperta. E l'interruttore a muro continua a funzionare esattamente come prima, per chi non ha voglia di sapere che dietro c'è un impianto.
Tenere ferma questa distinzione è utile perché sposta la domanda. Non «di quale marca prendo le lampadine», ma «che cosa voglio che succeda da solo, e che cosa serve perché succeda».
I tre elementi funzionali di cui è fatto qualsiasi impianto
Per quanto un impianto possa diventare complicato, gli elementi funzionali sono sempre e solo tre. Vale la pena guardarli da vicino, perché tutto il resto del vocabolario si aggancia a questi.
I sensori: la rilevazione
Un sensore è un componente che rileva e misura una grandezza fisica e la comunica: la temperatura di una stanza, il fatto che una finestra sia aperta o chiusa, il passaggio di una persona, quanta corrente sta consumando la lavatrice, se c'è acqua sul pavimento della lavanderia. Non decide e non agisce: riferisce, e basta. Molti sensori sono dispositivi autonomi a batteria, applicabili con biadesivo dove serve; altri sono già dentro apparecchi che avete (un termostato, un contatore).
Una distinzione che conviene imparare subito, perché è all'origine di molte insoddisfazioni: il sensore di movimento e quello di presenza non sono la stessa cosa. Il primo si accorge di voi mentre camminate; se vi sedete a leggere e restate fermi, per lui la stanza è vuota e la luce si spegne. Il secondo se ne accorge lo stesso, perché usa una tecnologia diversa. Ne riparliamo nella pagina Come scegliere.
Gli attuatori: l'esecuzione
Un attuatore è il componente fisico elettronico che compie materialmente l'azione al posto vostro. Il nome è tecnico, il principio è elementare: nella stragrande maggioranza dei casi al suo interno si trova un relè, un interruttore elettromeccanico il cui contatto non viene chiuso da un dito ma da un elettromagnete che scatta all'arrivo del comando. Dal punto di vista elettrico avviene esattamente ciò che avverrebbe premendo l'interruttore a muro: il circuito si chiude e la luce si accende.
Gli attuatori assumono forme diverse a seconda della collocazione prevista. Il modulo da incasso misura due o tre centimetri di lato e si alloggia dietro l'interruttore esistente, nella scatola già presente nel muro: è la soluzione più diffusa negli interventi su impianti esistenti, perché frutto e placca restano quelli originali. Il modulo da guida DIN è un componente da quadro elettrico, con lo stesso aggancio di un interruttore automatico, e si adotta quando i comandi vengono concentrati nel quadro. Esistono poi attuatori specializzati: la testa termostatica che si avvita al posto della manopola del radiatore e apre o chiude il flusso dell'acqua calda; il motore della tapparella; il dimmer, o regolatore, che non si limita a commutare ma varia con continuità l'intensità luminosa.
La logica di controllo: la decisione
Restano i sensori che riferiscono e gli attuatori che eseguono, ma qualcuno deve decidere: se il sensore del corridoio ha visto passare qualcuno, e se sono le tre di notte, allora accendi la luce al dieci per cento e spegnila dopo due minuti. Questa parte si chiama logica, o automazione, ed è il vero cuore dell'impianto.
La domanda decisiva — quella che determina se l'impianto è vostro o del produttore — è dove sta fisicamente questa logica. Può stare in un apparecchio dentro casa, spesso chiamato centralina o hub: un piccolo calcolatore sempre acceso, di ingombro paragonabile a un libro, collegato al router. Può stare dentro il dispositivo stesso, per le funzioni più semplici. Oppure può stare nel cloud del produttore, e qui la parola inglese nasconde una cosa molto concreta: «cloud» vuol dire un computer di quell'azienda, acceso da qualche parte nel mondo. Quando premete un pulsante nell'app, il comando parte dal telefono, attraversa internet fino a quel computer, e da lì torna indietro fino alla lampadina che avete a due metri.
Le tre domande da fare prima di comprare
Da quanto sopra discendono tre domande che conviene rivolgere a qualunque dispositivo prima di metterlo nel carrello. Sono poche e sembrano banali, ma quasi nessuna scheda prodotto ci risponde volentieri.
1. Funziona senza internet?
Se la logica sta nel cloud, quando la linea cade il dispositivo diventa un soprammobile. Non è un'ipotesi remota: capita per un guasto, per un temporale, per una manutenzione dell'operatore. Un impianto ben fatto, quando internet non c'è, continua a fare tutto quello che riguarda la casa; perde solo le cose che internet la richiedono davvero, come il comando da fuori o le notifiche sul telefono.
Il caso limite da evitare è che dipendano dal cloud le funzioni essenziali: luci, riscaldamento, serrature. Su quelle, la risposta deve essere no.
2. Funziona senza il produttore?
Le aziende chiudono, vengono comprate, cambiano strategia, oppure semplicemente decidono che un prodotto vecchio non è più conveniente da mantenere. Quando spengono il loro computer, tutto ciò che dipendeva da quel computer smette di funzionare — ed è già successo molte volte, anche a marchi grossi.
La protezione è una sola: preferire dispositivi che parlano un protocollo aperto, cioè un linguaggio pubblicato e non di proprietà di una sola azienda. Un apparecchio del genere, se il produttore sparisce, può essere adottato da un'altra centralina e continua a lavorare. Alla pagina Protocolli si trova quali sono e come si distinguono.
3. Riceve aggiornamenti, e per quanto tempo?
Ogni oggetto connesso è, dentro, un piccolo computer con un suo programma — il firmware. Come tutti i programmi, ha difetti che vengono scoperti dopo, e alcuni di questi difetti sono falle di sicurezza. Se il produttore non pubblica più correzioni, quelle falle restano lì per sempre, su un apparecchio che è attaccato alla rete di casa.
Per questo la durata dichiarata del supporto è un criterio d'acquisto a tutti gli effetti, non un dettaglio da specialisti. Il tema è ripreso più avanti nella pagina Sicurezza e norme, dove si vede anche perché le nuove regole europee stanno rendendo quella dichiarazione obbligatoria.
Impianto cablato o senza fili?
È la prima grande scelta di impianto, e non è una questione di gusti: dipende quasi solo da quanto si può intervenire sui muri.
La soluzione cablata si appoggia a un bus. Immaginate un cavetto — di solito una coppia di fili sottili, separata dalla corrente elettrica vera e propria — che parte dal quadro e passa in ogni punto della casa dove ci sarà un comando o un sensore. Su quel filo tutti i dispositivi si parlano. Il vantaggio è che non c'è nulla che possa disturbarlo, non ci sono batterie da cambiare e dura quanto l'edificio; il costo è che quel filo bisogna posarlo, e posarlo significa aprire le tracce nei muri.
La soluzione senza fili fa viaggiare gli stessi messaggi via radio. Non serve rompere niente, i dispositivi si aggiungono uno alla volta, e si può cambiare idea. In cambio bisogna accettare che qualche apparecchio vada a batteria (che ogni tanto si cambia), che la radio possa essere disturbata, e che la vita media di un dispositivo sia più breve di quella di un impianto a filo.
Nella pratica la regola è semplice: se i muri sono già aperti conviene il cavo, se sono chiusi conviene la radio. E nella maggior parte delle case reali si finisce per usarli entrambi. La questione è ripresa per esteso in Progettazione dell'impianto, mentre i criteri caso per caso stanno in Come scegliere.