Se il Mac non parte

«Clonare il disco di avvio del Mac» di Angelo Pugliese, redatta con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Ultimo aggiornamento di questa pagina: .

La pagina da aprire quando il guasto è già successo: leggere lo schermo, salvare i dati prima di toccare qualsiasi cosa, e solo dopo riparare.

Tutte le pagine precedenti parlano di che cosa fare prima. Questa parla di che cosa fare dopo, quando il Mac non si avvia e la copia — se c'è — va usata sul serio. È anche la pagina che spiega perché tutto il resto della guida conta.

Prima i dati, poi la riparazione. È l'ordine, e non è negoziabile: quasi ogni tentativo di riparare un disco ci scrive sopra, e ogni scrittura riduce quello che si può ancora recuperare.

La tentazione di provare «solo una cosa veloce» prima di mettere in salvo i documenti è forte, ed è il modo in cui si trasformano guasti recuperabili in perdite definitive. Se i dati non sono già al sicuro altrove, il primo passo è tirarli fuori.

Leggere lo schermo

Il Mac dice quasi sempre a che punto si è fermato. I simboli sono pochi e hanno significati precisi, che conviene non confondere.

Che cosa si vedeChe cosa vuol dire
Cartella con punto interrogativo, lampeggianteNon trova nessun sistema da avviare: il disco non risponde, oppure quello che c'è sopra non è più un sistema funzionante.
Cerchio barrato (simbolo di divieto)Il sistema l'ha trovato, ma non è una versione che questa macchina può usare: troppo vecchia, o troppo nuova, o per un'altra architettura.
Punto esclamativo dentro un cerchioIl firmware va rimesso a posto. Si risolve con la «riattivazione» descritta in fondo a questa pagina, che non cancella nulla.
Lucchetto con richiesta di passwordÈ la password del firmware, che esiste solo sui Mac Intel. Se è stata dimenticata non c'è procedura di recupero: serve Apple, con la prova d'acquisto.
Schermo vuoto, nero, senza alcun simbolo (Apple Silicon)Il caso peggiore: la macchina è caduta nella modalità di riprogrammazione e aspetta di essere collegata a un altro Mac. Sui modelli da scrivania lo si riconosce dalla spia di stato gialla lampeggiante.
Il Mac si riavvia da solo, e dopo l'accesso avvisa che si è riavviato a causa di un problemaÈ il crollo del sistema, quello che i tecnici chiamano kernel panic. Se si ripete sempre allo stesso punto, la causa è un componente o un programma preciso.

Da macOS 26 c'è una novità che molti incontreranno prima di ogni altra cosa: quando il Mac non riesce ad avviarsi, si apre da solo l'Assistente Recupero, riconoscibile dal simbolo del pronto soccorso, che tenta la diagnosi e la riparazione da sé. Ha bisogno di un collegamento a internet, e non funziona sulle reti che chiedono di autenticarsi da una pagina web — quelle degli alberghi, per capirci.

Di che Mac stiamo parlando: tre famiglie, tre strade diverse

Prima di tentare qualunque cosa bisogna sapere che macchina si ha davanti, perché da questo dipende tutto il resto — comprese cose che su una famiglia sono banali e sull'altra sono impossibili.

  • Mac Intel senza chip T2 — fino al 2017 circa. Il disco interno non è cifrato dalla macchina: si può estrarre e leggere altrove. È la famiglia più facile da soccorrere.
  • Mac Intel con chip T2 — dal 2017 al 2020. Il disco è legato a quella macchina: estrarlo non serve a niente.
  • Mac Apple Silicon — dal 2020. Stessa cosa del T2, più il fatto che l'avvio parte comunque dall'archiviazione interna.

Il modello si legge in Impostazioni di Sistema → Generali → Informazioni, e va guardato adesso, non il giorno del guasto: su un Mac che non parte non si può più consultare.

Vale la pena annotarselo insieme al numero di serie e — se FileVault è attivo — alla chiave di recupero, in un posto che non sia quel computer.

Come si tirano fuori i dati

Mac Intel senza T2

Tre strade, in ordine di rapidità. Estrarre il disco e leggerlo in un box esterno è la più diretta e la più affidabile, e funziona proprio perché su queste macchine il disco non è cifrato dall'hardware. In alternativa la modalità disco di destinazione: si tiene premuto T all'accensione e il Mac si presenta all'altro come un disco esterno — con un vincolo che coglie molti di sorpresa, cioè che se una delle due macchine ha macOS 11 o successivo serve un cavo Thunderbolt, non un USB-C qualsiasi. Terza via: avviare da un disco esterno e lavorare da lì.

Mac Intel con T2

La modalità disco di destinazione c'è ancora e resta la prima scelta. L'avvio da un disco esterno funziona, ma va prima autorizzato in Utility Sicurezza Avvio dentro il Recupero, il che richiede la password di un amministratore: se il Mac non arriva nemmeno lì, quella strada è chiusa. Estrarre il disco non serve: è cifrato dal T2 di quella scheda e altrove è illeggibile.

Mac Apple Silicon

Qui la modalità disco di destinazione non esiste più. Al suo posto c'è la condivisione del disco, che si avvia dal Recupero:

  1. Sul Mac guasto: si tiene premuto il tasto di accensione finché non compare Carico opzioni di avvio, poi Opzioni.
  2. Nel Recupero: menu Utility → Condivisione Disco, si sceglie il volume da condividere e si avvia la condivisione.
  3. Si collegano i due Mac con un cavo, e sull'altro: Finder → Rete, doppio clic sul Mac, Connetti comeOspite.

Due particolari da sapere prima, perché altrimenti sembra che non funzioni. Il primo: il disco compare sotto «Rete», non sulla Scrivania, perché tecnicamente non viene esposto come disco ma condiviso in rete attraverso il cavo.

Il secondo discende dal primo: essendo una condivisione di rete e non un disco, l'Assistente Migrazione non la accetta come sorgente. I file si copiano a mano dal Finder; per rimettere in piedi una macchina intera serve invece un backup Time Machine.

Se anche il Recupero non parte, ne esiste una di riserva nell'archiviazione interna: si richiama premendo due volte in rapida successione il tasto di accensione. E se non parte nemmeno quella, resta il Terminale del Recupero — che lavora con i pieni poteri e ha rsync e ditto — oppure la riprogrammazione descritta più sotto.

La cosa sgradevole che conviene sapere prima

C'è un fatto che sui Mac dal 2017 in poi cambia la natura stessa del rischio, e che quasi nessuno conosce finché non ci sbatte contro.

Sui Mac con chip T2 e su tutti gli Apple Silicon, il disco interno è cifrato sempre — anche con FileVault disattivato. La differenza è solo chi tiene la chiave: con FileVault spento la custodisce il chip di sicurezza da solo, con FileVault acceso serve in più la vostra password.

La conseguenza è pesante e vale la pena scriverla senza attenuanti: se muore la scheda logica, muoiono i dati. Non è un problema di bravura del laboratorio — la chiave stava in quel chip e non esiste più. Nemmeno Apple può farci nulla, e sostituire la scheda in assistenza equivale a perdere il contenuto del disco.

È l'argomento che da solo giustifica tutta questa guida: su una macchina del genere il backup non è prudenza, è l'unica copia dei vostri dati che potrà mai esistere.

Poi si ripara, in quest'ordine

Con i dati al sicuro si può cominciare a intervenire. L'ordine va dal meno invasivo al più distruttivo, e non conviene saltare passaggi.

  1. Avviare in modalità sicura. Il Mac parte con il minimo indispensabile e fa qualche pulizia da sé. Su Apple Silicon: si tiene premuto l'accensione, si sceglie il volume, poi Maiuscole e Continua in modalità sicura. Su Intel: si tiene premuto Maiuscole subito dopo l'accensione, fino alla finestra di accesso.
  2. S.O.S. in Utility Disco, dal Recupero. Verifica e ripara la struttura del volume. Si esegue nell'ordine: prima ogni volume, poi il contenitore, poi il dispositivo.
  3. Reinstallare macOS sopra quello esistente, sempre dal Recupero. Non cancella documenti né programmi: sostituisce il solo volume di sistema, che essendo sigillato non si ripara ma si rimpiazza. È il passaggio che risolve la maggioranza dei casi. Su Apple Silicon reinstalla la versione più recente che era installata: non serve a tornare indietro a una versione precedente.
  4. Riattivare il firmware collegando il Mac a un altro Mac. Si chiama riattivazione e non tocca i dati.
  5. Ripristinare, sempre da un altro Mac. Questa cancella tutto: è l'ultima spiaggia, e da qui si riparte da un backup.

Nel passaggio 3 c'è una trappola che merita un avviso a parte. Se l'installatore chiede su quale volume installare e ne mostra due dai nomi simili — «Macintosh HD» e «Macintosh HD - Data» — va scelto il primo. Il secondo è quello che contiene i vostri documenti, ed è l'errore che trasforma una reinstallazione innocua in una cancellazione.

Da non confondere, sempre: la funzione che cancella davvero ha un altro nome e sta altrove, «Inizializza contenuti e impostazioni».

Due cose che si tentano per riflesso, e su cui conviene sapere come stanno

Chi ha una certa consuetudine con i Mac, davanti a una macchina che fa le bizze, prova quasi d'istinto a ripristinare la PRAM e a ripristinare l'SMC. Sono due gesti che hanno risolto problemi veri per vent'anni, e che oggi vanno collocati.

  • Sui Mac Intel funzionano entrambi e restano documentati da Apple. Vale la pena sapere che una password del firmware impostata impedisce il ripristino della memoria di configurazione, e che la combinazione di tasti per l'SMC è diversa a seconda che la macchina abbia o no il chip T2.
  • Su Apple Silicon non esistono più. Le combinazioni di tasti non fanno assolutamente nulla: l'SMC non è più un componente separato e si azzera da sé a ogni avvio, mentre la memoria di configurazione c'è ancora ma è protetta e non è ripristinabile dall'utente — l'unica via sarebbe il ripristino completo descritto qui sotto, che cancella tutto.

Su quest'ultimo punto circola in rete un'informazione sbagliata che vale la pena smontare: si legge spesso che «su Apple Silicon la memoria di configurazione si azzera da sola». Non è vero, ed è una confusione fra le due cose: a rigenerarsi a ogni accensione è l'SMC, non la memoria di configurazione. Chi spegne e riaccende sperando di azzerare la seconda sta perdendo tempo.

Riattivare e ripristinare, in pratica

Le ultime due voci dell'elenco si fanno da un secondo Mac con macOS 14 o successivo, dal Finder: il Mac guasto compare nella barra laterale, e da lì si sceglie Riattiva il Mac oppure Ripristina il Mac. Serve un cavo da USB-C a USB-C che porti anche i dati — quelli da sola ricarica non vanno, e nemmeno un cavo Thunderbolt 3 — collegato alla porta specifica prevista da quel modello.

Un dettaglio che riguarda direttamente il tema di questa guida: il ripristino cancella anche le autorizzazioni di avvio registrate nella macchina. Se avevate preparato un disco esterno avviabile, dopo un ripristino non è più autorizzato e va fatto riconoscere da capo. Chi tiene un disco di soccorso per più macchine deve metterlo in conto.

«Clonare il disco di avvio del Mac» di Angelo Pugliese, redatta con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Ultimo aggiornamento di questa pagina: .

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