Dal System 6 a Mac OS 9

«Clonare il disco di avvio del Mac» di Angelo Pugliese, redatta con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Ultimo aggiornamento di questa pagina: .

Gli anni in cui copiare un disco voleva dire conoscere il disco: i floppy, la catena SCSI, il driver nascosto e la cartella con la faccina.

La storia comincia con una macchina che il disco rigido non ce l'aveva. Il primo Macintosh, nel 1984, aveva un lettore di floppy e nient'altro: il sistema operativo stava su un dischetto, i programmi su un altro, i documenti su un terzo, e lavorare significava scambiarli a mano con una frequenza che oggi sembra inverosimile.

Un Macintosh Plus del 1986 con tastiera e mouse, acceso, con una finestra del Finder sullo schermo
Foto di Felix Winkelnkemper, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

In quel mondo clonare era un'operazione ordinaria e domestica: si copiava un floppy perché serviva un secondo floppy. Il sistema stesso lo proponeva, e con un lettore solo lo faceva a rate — leggeva un pezzo in memoria, chiedeva di inserire il dischetto vuoto, scriveva, richiedeva l'originale. Chi ha vissuto quegli anni ricorda le sequenze di quattro o cinque scambi per un disco da 800 kilobyte.

Il System 6, arrivato nel 1988, è il culmine di quel mondo, e per molti Mac compatti è stato il sistema di una vita intera: sistema e Finder stavano insieme in un dischetto, e la copia del dischetto era la copia del sistema. È l'ambiente più semplice che questa guida attraversa — e, come vedremo, già lì la semplicità era in parte apparente.

HFS, e la prima cosa che si può perdere

Nel settembre 1985 arriva il primo disco rigido Apple, l'Hard Disk 20, e con esso HFS: il modo di organizzare i dati che introduce le cartelle vere al posto dell'elenco piatto dei primi floppy. All'inizio non era nemmeno nella macchina — veniva caricato in memoria da un file su dischetto — e diventa parte della ROM soltanto con il Macintosh Plus, all'inizio del 1986. HFS resterà il formato normale dei dischi Mac fino al 1998, e porta con sé due caratteristiche che a chi copia interessano molto.

La prima sono i fork di risorsa di cui si è detto: ogni file ha due metà, e chi ne copia una sola produce file inutilizzabili. La seconda è che l'informazione su come avviarsi non sta nei file. Sta in due posti che il Finder non mostra: i primi due blocchi del volume, che contengono le istruzioni iniziali e i nomi del System e del Finder da caricare, e un riferimento nell'indice del volume che dice quale cartella Sistema usare.

La catena di avvio di un Mac classico in quattro passaggi: la ROM cerca il driver nella mappa delle partizioni, il driver legge i blocchi di avvio, i blocchi di avvio indicano la cartella Sistema benedetta, da cui parte il sistema

Quel riferimento è la ragione di un dettaglio che chiunque abbia usato un Mac di quegli anni ricorda senza sapere perché: la cartella Sistema avviabile aveva un'icona diversa, con dentro la faccina del Mac. Non era un vezzo grafico: era il modo di far vedere a colpo d'occhio quale, fra le eventuali cartelle Sistema presenti sul disco, fosse quella «benedetta». Copiandola altrove, la faccina spariva — e con lei l'avviabilità.

Da qui nasce il consiglio che circolava nei gruppi di utenti e che funzionava davvero: per rendere avviabile un disco non bastava copiarci sopra la cartella Sistema, bisognava farcela installare, o farla riconoscere trascinandola dentro e lasciando che il Mac la benedicesse — cosa che avveniva aprendo il disco e, in molte versioni, semplicemente riavviando con quel disco selezionato nel pannello di controllo dell'avvio.

Chi si limitava a trascinare la cartella da un disco all'altro otteneva un disco che conteneva un sistema operativo completo e non partiva. È lo stesso identico problema che oggi si presenta con il volume sigillato, quarant'anni dopo e per motivi opposti.

La copia dei floppy, e le immagini disco

Alcuni floppy disk da 3,5 pollici impilati, con l'otturatore metallico in evidenza
Foto di Jacek Halicki, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Per i floppy Apple distribuiva Disk Copy, e in particolare la versione 4.2 è rimasta per anni lo strumento con cui si duplicava un dischetto e, soprattutto, con cui si creava un file che conteneva il dischetto intero. Quel file — l'immagine disco — è l'antenato diretto dei .dmg che ancora oggi si scaricano, e ha una qualità che ai fini di questa guida è centrale: è una copia a blocchi, quindi porta con sé i blocchi di avvio, la struttura e tutto il resto. Un floppy ricreato da un'immagine si avviava; un floppy riempito trascinando i file no.

Dai tempi di System 7.5 la serie 6.x gli succede con un formato diverso e la capacità di trattare volumi ben più grandi di un dischetto, accompagnando i sistemi fino a Mac OS 9.2.2; la 6.3.3 è l'ultima versione pubblicata, ed è quella che si trova ancora oggi nelle raccolte di software d'epoca. I due formati non sono intercambiabili, ed è la prima cosa da guardare quando un'immagine scaricata da un archivio non si apre.

È la stessa ragione per cui, ancora oggi, il software Mac d'epoca circola negli archivi come immagini disco e non come cartelle di file: la cartella perderebbe i fork di risorsa e l'avviabilità, l'immagine no.

SCSI: il disco esterno diventa una cosa seria

Un Apple Hard Disk 20SC, disco rigido esterno SCSI in contenitore beige degli anni Ottanta
Foto di All About Apple Museum, Savona, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Dal Macintosh Plus del 1986 i Mac hanno una porta SCSI, ed è la porta su cui per dodici anni si attaccherà qualunque cosa: dischi, unità a nastro, scanner, masterizzatori. SCSI permette di mettere in fila fino a sette unità sullo stesso cavo, e in cambio pretende due cose che oggi fanno sorridere e allora si imparavano a proprie spese.

  • Ogni unità deve avere un numero diverso, da 0 a 6, impostato a mano con una rotellina o dei ponticelli sul retro. Due unità con lo stesso numero non danno un errore chiaro: danno comportamenti insensati, o non compaiono affatto.
  • La catena va chiusa all'ultimo anello con un terminatore, un tappo che assorbe il segnale impedendogli di tornare indietro come un'eco. Senza terminatore, o con due, si ottengono errori di lettura intermittenti che imitano perfettamente un disco che sta morendo.
Un terminatore SCSI con connettore Centronics a 50 poli
Foto di Afrank99, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons.

Il secondo punto merita di essere ricordato da chiunque metta le mani su un Mac d'epoca oggi. Prima di dichiarare morto un disco SCSI, si controlla la terminazione. Una percentuale sorprendente di dischi «guasti» degli anni Novanta erano catene terminate male, e la stessa cosa vale adesso che quelle macchine si rimettono in funzione dopo vent'anni in cantina, magari con un cavo diverso da quello originale.

Il driver nascosto, e i programmi per scriverlo

C'è un'altra cosa che sui dischi Mac classici non è un file e serve all'avvio: il driver del disco, cioè il programma che insegna alla macchina a parlare con quel particolare disco. Non sta dentro il volume ma in una partizione propria, e ce lo mette il programma di formattazione.

Apple distribuiva Apple HD SC Setup, comparso nel 1986 insieme al primo disco SCSI, che aveva una particolarità commerciale: riconosceva soltanto i dischi venduti da Apple, e davanti a un disco identico comprato altrove si rifiutava di lavorare. Circolava di conseguenza una versione modificata che toglieva il controllo, ed era uno dei file più scambiati nei gruppi di utenti dell'epoca — mentre, curiosamente, la versione inclusa in A/UX, lo Unix di Apple, con i dischi altrui lavorava senza obiezioni. Nel 1995 il programma viene sostituito da Drive Setup, che unifica la gestione dei dischi SCSI e IDE, e questo a sua volta da Utility Disco con l'arrivo di Mac OS X.

Sull'altro versante c'erano i programmi commerciali di formattazione — Silverlining di LaCie, Hard Disk ToolKit di FWB, Anubis di Charismac — che installavano un driver proprio, spesso più veloce, e gestivano dischi che Apple non riconosceva. Sono programmi da conoscere ancora oggi, perché un disco d'epoca formattato con uno di questi porta il loro driver: se non si avvia su una macchina diversa, la causa può essere quella e non il disco.

I programmi con cui si copiava

Nell'era classica gli strumenti si dividono in tre famiglie, e conviene distinguerle perché la confusione fra loro è all'origine di parecchie copie inutili.

I duplicatori di dischi

Fanno la copia a blocchi di un volume su un altro. Oltre a Disk Copy, il nome più ricorrente è DiskDup+; per i dischi rigidi si usavano le funzioni di duplicazione incluse nei programmi di formattazione già citati. Sono gli antenati diretti dei cloni moderni.

I programmi di backup

Retrospect, di Dantz, è il nome che ha attraversato tutte le epoche: nato nel 1989, ancora in commercio oggi. Scriveva su nastro e poi su disco, comprimeva, teneva un catalogo di ciò che aveva salvato e permetteva di recuperare la versione di un file a una certa data. Non produceva un disco avviabile e non era il suo mestiere: era l'altra metà della strategia, quella che il clone non copre.

Le cassette degli attrezzi

Norton Utilities for Macintosh di Symantec e MacTools di Central Point riparavano volumi danneggiati, recuperavano file cancellati e deframmentavano. Sono i programmi che si aprivano quando un disco cominciava a dare segni di cedimento — cioè, di norma, il momento in cui ci si pentiva di non averlo copiato prima. Nella stessa famiglia, ma sopravvissuto molto più a lungo, DiskWarrior di Alsoft, che ricostruiva da zero l'indice di un volume HFS e ha salvato una quantità di dati difficile da stimare.

Mac OS 8.1 e HFS+

Nel gennaio 1998, con Mac OS 8.1, arriva HFS+. Il motivo è prosaico: HFS divideva ogni volume in un numero fisso di blocchi, e su dischi ormai da gigabyte questo significava che un file di due kilobyte poteva occuparne trentadue. HFS+ risolve lo spreco e resterà il formato normale dei dischi Mac per quasi vent'anni, fino ad APFS.

Per chi copiava, il passaggio ha portato la prima delle incompatibilità di versione che diventeranno un tema ricorrente: un Mac con un sistema più vecchio non vedeva i volumi HFS+, e un disco preparato con il sistema nuovo poteva risultare invisibile alla macchina che doveva soccorrere. È il primo caso di una regola che vale ancora: il disco di soccorso va preparato pensando alla macchina che dovrà avviare, non a quella su cui lo si prepara.

Che cosa resta di quell'epoca

Dal primo Macintosh all'arrivo di Mac OS X, tutta l'epoca si riassume in una constatazione: copiare un disco richiedeva di sapere com'era fatto un disco. Bisognava conoscere il numero SCSI, la terminazione, il driver, i fork, la cartella benedetta. In compenso, una volta saputo, si poteva fare tutto: nessuna parte della macchina si opponeva, e un disco preparato su un Mac si avviava su qualunque altro Mac compatibile.

Con Mac OS X quel sapere diventerà quasi superfluo — e sarà l'epoca d'oro della clonazione, raccontata nella pagina seguente. Poi, vent'anni dopo, la conoscenza tornerà a servire; ma stavolta non per far funzionare le cose, bensì per capire perché non funzionano.

Schede di questa sezione

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23 voci

  • Apple HD SC Setup

    Utility di disco System 1–7 Dismesso

    Il formattatore Apple dei dischi SCSI dal 1986 al 1995, famoso per riconoscere solo i dischi marchiati Apple e per la versione modificata che circolava per aggirare il controllo.

  • Basilisk II

    Emulatori System 1–7 Mac OS 8–9

    Emula i Mac con processore 68k, dal System 7 a Mac OS 8.1. Il progetto originale è fermo: le versioni aggiornate arrivano dal ramo di kanjitalk755, distribuito tramite E-Maculation.

  • BlueSCSI

    Hardware System 1–7 Mac OS 8–9

    Sostituisce il disco SCSI di un Mac d'epoca con una scheda SD: il disco diventa un file, che si copia e si conserva. Firmware libero; le schede Ultra del 2026 aggiungono USB-C.

  • BMOW Floppy Emu

    Hardware System 1–7 Mac OS 8–9

    Si collega alla porta floppy e presenta al Mac le immagini disco contenute in una scheda SD, compresa l'emulazione del disco rigido HD20. Copre Macintosh, Apple II e Lisa.

  • Disk Copy 4.2

    Immagini disco System 1–7 Dismesso

    Lo strumento Apple con cui si duplicavano i floppy e si creavano le immagini disco dell'era classica. Il suo formato è ancora quello di buona parte del software d'epoca in circolazione.

  • Disk Copy 6.3.3

    Immagini disco System 1–7 Mac OS 8–9 Dismesso

    L'ultima versione pubblica della serie 6, introdotta ai tempi di System 7.5 con un formato nuovo e in grado di trattare volumi ben più grandi di un dischetto. Accompagna i sistemi fino a Mac OS 9.2.2.

  • DiskDup+

    Copia e backup System 1–7 Mac OS 8–9 Dismesso

    Duplicatore di dischi e floppy dell'era classica, molto diffuso fra chi doveva produrre copie in serie. Si trova negli archivi di software d'epoca.

  • DiskWarrior

    Utility di disco Mac OS 8–9 Mac OS X Dormiente

    Ricostruiva da zero l'indice di un volume danneggiato, e ha salvato una quantità di dati difficile da stimare. La versione 5 lavora solo su HFS+: il supporto ad APFS non è mai uscito.

  • Drive Setup

    Utility di disco System 1–7 Mac OS 8–9 Dismesso

    Il successore di HD SC Setup dal 1995, primo strumento Apple a trattare allo stesso modo dischi SCSI e IDE. È il formattatore dei Mac dell'ultima era classica.

  • E-Maculation

    Documentazione e archivi System 1–7 Mac OS 8–9

    Il punto di ritrovo di chi emula Mac d'epoca: guide passo passo e le versioni aggiornate di Basilisk II e SheepShaver, che dai siti ufficiali non si trovano più.

  • FWB Hard Disk ToolKit

    Utility di disco System 1–7 Mac OS 8–9 Dismesso

    L'altro grande formattatore di terze parti dell'era SCSI, con driver proprio e strumenti di analisi delle prestazioni. Diffuso soprattutto negli studi grafici e nel video.

  • HFSExplorer

    Utility di disco System 1–7 Mac OS 8–9 Mac OS X

    Legge volumi HFS, HFS+ e immagini disco da Windows, Linux e macOS. Dopo anni di silenzio è tornato attivo nell'aprile 2026, ed è la via più semplice per aprire un disco che macOS non monta più.

  • hfsutils

    Riga di comando System 1–7 Mac OS 8–9 Archiviato

    Comandi per leggere e scrivere volumi HFS da sistemi che non li conoscono. Fermo al 1998 e non più mantenuto, ma ancora distribuito da Homebrew e da alcune distribuzioni Linux: funziona.

  • Macintosh Garden

    Documentazione e archivi System 1–7 Mac OS 8–9 Mac OS X

    Archivio di software Mac d'epoca attivo dal 2001, con immagini disco pronte all'uso e schede sui singoli programmi. È il primo posto dove cercare un formattatore o un duplicatore degli anni Novanta.

  • Macintosh Repository

    Documentazione e archivi System 1–7 Mac OS 8–9 Mac OS X

    L'altro grande archivio di software Mac storico, con oltre quattro milioni di file distribuiti e la possibilità di provare i vecchi sistemi direttamente nel browser.

  • MacTools

    Utility di disco System 1–7 Mac OS 8–9 Dismesso

    Il concorrente diretto di Norton, di Central Point Software, poi assorbito da Symantec. Stesso mestiere: riparare volumi malandati e recuperare quello che si poteva.

  • Mini vMac

    Emulatori System 1–7 Dormiente

    Emula i Macintosh compatti fino al System 7: leggero, preciso, ideale per aprire un disco d'epoca su una macchina di oggi. L'autore è assente dal 2021, ma la comunità ne porta avanti il codice.

  • Norton Utilities for Macintosh

    Utility di disco System 1–7 Mac OS 8–9 Mac OS X Dismesso

    La cassetta degli attrezzi per eccellenza dell'era classica: riparazione dei volumi, recupero dei file cancellati, deframmentazione. Symantec ne ha chiuso lo sviluppo all'inizio degli anni Duemila.

  • Retrospect

    Copia e backup System 1–7 Mac OS 8–9 Mac OS X macOS moderno

    Nato in casa Dantz nel 1989 e ancora sviluppato dopo sei passaggi di proprietà: il backup che ha attraversato tutte le epoche del Mac. Non fa copie avviabili, e non è il suo mestiere.

  • SCSI2SD

    Hardware System 1–7 Mac OS 8–9 Dormiente

    Il capostipite degli emulatori SCSI su scheda SD, progettato da Michael McMaster. Non è più in produzione — il successore indicato è ZuluSCSI — ma il firmware delle versioni 5 resta supportato.

  • SheepShaver

    Emulatori Mac OS 8–9

    Il corrispondente di Basilisk II per i Mac PowerPC: arriva fino a Mac OS 9.0.4. Stessa situazione — progetto originale fermo, sviluppo reale nel ramo della comunità.

  • Silverlining

    Utility di disco System 1–7 Mac OS 8–9 Dismesso

    Formattatore di LaCie molto diffuso negli anni Novanta, capace di gestire dischi che gli strumenti Apple rifiutavano. Installava un driver proprio: un disco preparato con questo lo porta ancora.

  • ZuluSCSI

    Hardware System 1–7 Mac OS 8–9

    Stessa idea di BlueSCSI, di Rabbit Hole Computing. Gamma ampia — Blaster, Wide, Laptop — con versioni per i connettori a 50 e 68 poli e per gli alloggiamenti da 2,5 pollici dei portatili.

«Clonare il disco di avvio del Mac» di Angelo Pugliese, redatta con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Ultimo aggiornamento di questa pagina: .

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