Avviare da un disco esterno

«Clonare il disco di avvio del Mac» di Angelo Pugliese, redatta con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Ultimo aggiornamento di questa pagina: .

Non tutte le porte a cui si attacca un disco servono ad avviarlo. Quarant'anni di collegamenti, e la domanda da farsi prima di comprare un box esterno.

Un disco esterno avviabile è, da sempre, lo strumento base per rimettere in piedi una macchina in panne: si attacca, si parte da lì, si lavora sul disco malato dall'esterno invece che da dentro. Ma «attaccare un disco» e «avviarsi da un disco» sono due cose diverse, e la differenza dipende dalla porta, dal modello di Mac e a volte dalla versione del sistema.

Linea del tempo dei collegamenti per dischi esterni sui Mac: SCSI dal 1986, FireWire dal 1999 con la modalità disco di destinazione, USB avviabile solo dai Mac Intel dal 2006, Thunderbolt dal 2011

SCSI (1986–1998): potente e permaloso

Il primo collegamento pensato apposta per i dischi esterni fu anche il più capace: sette unità sulla stessa catena, buone velocità per l'epoca, e la possibilità di avviarsi da qualunque unità. Prima di SCSI un disco esterno c'era già — l'Hard Disk 20 del 1985 — ma passava dalla porta dei dischetti, con le prestazioni che ci si può immaginare. In cambio chiedeva le due attenzioni già viste — un numero diverso per ogni unità e la catena chiusa da un terminatore — e le chiedeva a macchina spenta, perché SCSI non tollerava il collegamento a caldo: attaccare un cavo a Mac acceso poteva danneggiare l'elettronica di entrambi.

Su questa base, nel 1991, il PowerBook 100 introduce un'idea destinata a durare trent'anni: la modalità disco. Con un cavo apposito, il portatile poteva presentarsi a un altro Mac come un disco esterno anziché avviare il proprio sistema. È l'antenata diretta della modalità disco di destinazione FireWire, e nasce da un'esigenza molto concreta — travasare i dati fra un portatile senza lettore floppy e la macchina da scrivania.

Le porte da cui non si è mai potuto avviare

Vale la pena dirlo per esclusione, perché è una domanda che ricorre. Sui Mac classici c'erano altre porte a cui si potevano collegare periferiche di memoria, e nessuna di queste serviva ad avviare: le porte seriali (stampante e modem), usate anche per le prime reti LocalTalk, e l'ADB, riservato a tastiera e mouse. Un disco attaccato lì, quando esisteva, si leggeva a sistema avviato e non prima.

FireWire (1999–2012): l'età dell'oro

FireWire fa piazza pulita del cerimoniale SCSI: nessun numero da impostare, nessun terminatore, collegamento a caldo, alimentazione dal cavo stesso. Per un disco di avvio è il collegamento perfetto, e per tredici anni lo è stato.

La funzione che lo ha reso famoso è la modalità disco di destinazione: si tiene premuto T all'accensione e il Mac diventa un disco esterno. Serviva a tre cose, tutte quotidiane in assistenza — travasare un Mac vecchio in uno nuovo, salvare i dati da una macchina che non parte, e lavorare sul disco di un portatile senza aprirlo.

USB: la sorpresa dei Mac PowerPC

Un iMac G3 del 1998 in colore blu traslucido, visto di lato, con lo sportello delle porte aperto
Foto di Stephen Hackett, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

L'iMac del 1998 è il computer che ha imposto l'USB al mondo intero, eliminando in un colpo tutte le porte precedenti. Ma qui c'è il trabocchetto che ancora oggi confonde chi rimette in funzione una macchina di quegli anni.

I Mac PowerPC, in generale, non si avviano da USB. La porta c'è, il disco si monta e si legge perfettamente a sistema avviato, ma nel momento dell'accensione il programma di avvio della macchina non lo prende in considerazione: cercava i dischi sui bus che conosceva — SCSI, poi ATA e FireWire — e l'USB non era fra questi.

Chi oggi prepara un disco USB per far ripartire un iMac o un PowerBook dei primi anni Duemila si trova con un disco perfettamente funzionante che alla schermata di scelta dell'avvio semplicemente non compare. Su quelle macchine si usa FireWire, o un CD.

Con il passaggio ai processori Intel, nel 2006, la limitazione sparisce: da lì in avanti l'avvio da USB è normale, ed è il modo con cui si installa il sistema quando non c'è rete.

Thunderbolt e USB-C: veloci, e con un equivoco

Un'unità a stato solido esterna portatile con connettore USB-C
Foto di Jacek Halicki, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Dal 2011 i Mac hanno Thunderbolt, e dalla fine del 2016 questo viaggia nello stesso connettore dell'USB-C — comparso da solo, l'anno prima, sul MacBook da 12 pollici. Fuori sono identici; dentro no, e per un disco di avvio la differenza si sente.

L'equivoco pratico è duplice. Il primo: un box esterno USB-C non è un box Thunderbolt, anche se il connettore entra. Il secondo, più insidioso: non tutti i cavi USB-C portano dati. Ce ne sono che servono solo alla ricarica, e un'unità a stato solido veloce collegata con un cavo del genere o non compare affatto, o funziona a una frazione della sua velocità. Quando un disco esterno nuovo «va piano», il primo sospettato è il cavo.

Per un disco di avvio conta una cosa sopra tutte: che sia un'unità a stato solido — un SSD, per usare la sigla con cui la si compra. Un disco meccanico esterno avvia macOS, ma con tempi che rendono l'operazione sgradevole. La differenza fra i due, in questo uso specifico, non è di percentuali: è di ordini di grandezza.

Come si sceglie da quale disco partire

Il modo cambia con l'epoca, ma il concetto è sempre lo stesso: dire alla macchina, prima che carichi il sistema, da dove prenderlo.

  • Mac classici — dal pannello di controllo dell'avvio, a sistema avviato, oppure tenendo premuti tasti all'accensione per forzare un dispositivo particolare.
  • Mac PowerPC dall'iMac del 1998 in poi, e Intel — tenendo premuto Opzione (Alt) all'accensione compare la scelta grafica dei dischi avviabili; i modelli precedenti all'iMac non la possiedono. È lo strumento diagnostico più semplice che esista: se il disco non compare lì, non è avviabile su quella macchina, e non serve provare oltre.
  • Mac Apple Silicon — si tiene premuto il tasto di accensione finché non compaiono le opzioni di avvio. È l'unico gesto rimasto: il repertorio di combinazioni che si teneva a memoria sui Mac precedenti è stato ritirato in blocco.

E oggi?

Sui Mac di oggi il quadro cambia in modo sostanziale, e i due capitoli seguenti spiegano perché. In sintesi: sui modelli con chip T2 l'avvio da supporti esterni è disattivato di serie e va abilitato in Utility Sicurezza Avvio; sui Mac Apple Silicon il disco esterno non è più un'alternativa a quello interno, ma un'aggiunta a una catena che dall'interno parte comunque.

La conseguenza pratica per chi compra un box esterno oggi è che la domanda giusta non è più «questa porta è veloce?», ma «questa macchina è disposta ad avviarsi da lì, e a quali condizioni?».

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4 voci

  • BlueSCSI

    Hardware System 1–7 Mac OS 8–9

    Sostituisce il disco SCSI di un Mac d'epoca con una scheda SD: il disco diventa un file, che si copia e si conserva. Firmware libero; le schede Ultra del 2026 aggiungono USB-C.

  • BMOW Floppy Emu

    Hardware System 1–7 Mac OS 8–9

    Si collega alla porta floppy e presenta al Mac le immagini disco contenute in una scheda SD, compresa l'emulazione del disco rigido HD20. Copre Macintosh, Apple II e Lisa.

  • SCSI2SD

    Hardware System 1–7 Mac OS 8–9 Dormiente

    Il capostipite degli emulatori SCSI su scheda SD, progettato da Michael McMaster. Non è più in produzione — il successore indicato è ZuluSCSI — ma il firmware delle versioni 5 resta supportato.

  • ZuluSCSI

    Hardware System 1–7 Mac OS 8–9

    Stessa idea di BlueSCSI, di Rabbit Hole Computing. Gamma ampia — Blaster, Wide, Laptop — con versioni per i connettori a 50 e 68 poli e per gli alloggiamenti da 2,5 pollici dei portatili.

«Clonare il disco di avvio del Mac» di Angelo Pugliese, redatta con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Ultimo aggiornamento di questa pagina: .

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